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Partite IVA in azienda

Partite IVA in azienda in regime di mono-committenza: al via i controlli e l'applicazione dei parametri per la presunzione di lavoro parasubordinato, con obbligo di assunzione per il datore di lavoro.
Partono i controlli sulle false Partite IVA: dal 1° gennaio 2015 entra nel vivo la Riforma del Lavoro Fornero (Legge n. 92/2012) in quanto gli ispettori potranno far valere gli indici di presunzione di collaborazione coordinata e continuativa, che indicano la genuinità o meno della Partita IVA aperta dal lavoratore. I controlli si concentreranno su datori di lavoro e aziende che ricorrono a Partite IVA svolgendo attività in regime di mono-committenza
Finora la verifica di presunzione era inapplicabile, poiché era necessario un arco temporale di almeno due anni, che inizia proprio dal 2015.
Presunzione di collaborazione
Secondo quanto disposto dalla Riforma Fornero, la prestazione lavorativa resa da persona titolare di Partita IVA si presume come collaborazione coordinata e continuativa quando siano presenti almeno due delle seguenti condizioni:
• durata complessiva della collaborazione superiore a 8 mesi annui (pari a 241 giorni, anche non continuativi) nell’arco di due anni consecutivi;
• corrispettivo, anche se fatturato a più soggetti riconducibili al medesimo centro di imputazione di interessi, pari a più dell’80% dei corrispettivi del collaboratore nell’arco di due anni consecutivi;
• postazione fissa di lavoro presso una delle sedi del committente.
Non essendo poi presente un contratto di collaborazione coordinata e continuativa a progetto, la trasformazione finale effettuata in sede ispettiva porterà necessariamente ad inquadrare il rapporto di lavoro come di tipo subordinato con le relative conseguenze sanzionatorie, contributive e retributive.
Come chiarito dal Ministero del Lavoro (circ. 27 12 2012 n. 32) la presunzione non opera:
• qualora la prestazione sia connotata da competenze teoriche di grado elevato
• qualora il reddito annuo lordo da tale prestazione sia superiore a 1,25 volte il livello minimo imponibile al fine del versamento dei contributi previdenziali (circa 19.000 euro).

Requisiti che devono essere presenti entrambi in capo al collaboratore.
Nel primo caso (competenze teoriche) è sufficiente possedere un titolo di studio (diploma, laurea o qualifica professionale) nelle materie oggetto di incarico, ma questo parametro è soddisfatto anche se il lavoratore autonomo ha svolto nelle stesse materie un periodo di apprendistato, oppure ha svolto l'attività con un contratto qualificato da almeno 10 anni (vedere circolare allegata). Nel secondo caso (reddito) la collaborazione autonoma deve dare luogo ad un reddito, al lordo da imposte pari almeno a circa 19.000 euro.

Non sono mai considerate “false partite IVA” gli iscritti a categorie professionali (con iscrizione ad Ordini, Albi Ruoli) individuate dal decreto ministeriale 20 dicembre 2012 (allegato).